Bioplastiche: per chi ama l’ambiente ma non rinuncia al progresso

4 Dic 19

È sempre più evidente e sempre più urgente: l’ambiente reclama attenzione e sostenibilità. Una questione importante per il genere umano presente e, soprattutto, per quello futuro. Ed è in questo senso che si spinge l’acceleratore su un processo di sviluppo e incremento di utilizzo della bioplastica quale condotta maggiormente sostenibile con l’ambiente.
La bioplastica rientra, infatti, tra i materiali che vanno incontro alle esigenze di chi ama l’ambiente, ma non vuole rinunciare alla comodità del progresso.

La bioplastica è, secondo la definizione data dalla European Bioplastics, un tipo di plastica che può essere biodegradabile, a base biologica (Bio-based) o possedere entrambe le caratteristiche.
Più precisamente:

  • può derivare (parzialmente o interamente) da biomassa e non essere biodegradabile (per esempio: bio-PE, bio-PP, bio-PET)
  • può derivare interamente da materie prime non rinnovabili ed essere biodegradabile (per esempio: PBAT, PCL, PBS)
  • può derivare (parzialmente o interamente) da biomassa ed essere biodegradabile (per esempio: PLA, PHA, PHB, plastiche a base di amido).

 

I Vantaggi dell’utilizzo di bioplastica

La filiera delle bioplastiche compostabili è un’industria giovane e ad alto tasso di innovazione che risponde ai grandi problemi ambientali e dei mutamenti climatici, coniugando produzione responsabile a riciclo e rigenerazione – con il rifiuto che torna ad essere materia prima – che aiuta a ridurre il consumo di risorse naturali e contribuisce alla decarbonizzazione dell’economia, strada obbligata per ridurre la produzione dei gas serra, principali responsabili delle gravi alterazioni climatiche”.

È quanto riporta il sito di Assobioplastiche che nel presentare anche il suo quinto rapporto annuale di un sistema economico complesso offre dati molto positivi.

“Nel 2018, in Italia, in base ai risultati dello studio effettuato da Plastic Consult, l’industria delle plastiche biodegradabili e compostabili è rappresentata da 252 aziende – suddivise in produttori di chimica e intermedi di base (5), produttori e distributori di granuli (20), operatori di prima trasformazione (162), operatori di seconda trasformazione (65), con 2.550 addetti dedicati per 88.500 tonnellate di manufatti compostabili prodotti in Italia, con un fatturato complessivo di 685 milioni di euro”.
Tutti numeri in crescita.

 

I settori coinvolti

I campi dove l’utilizzo della plastica biodegradabile risulta vantaggioso sono molteplici, a partire dall’agricoltura, sia per l’utilizzo di fonti rinnovabili e biomasse per la produzione di chimici di base e intermedi, sia come settore di impiego di compost prodotto dagli impianti. Con una ulteriore conferma che arriva anche dal protocollo d’intesa stipulato fra Assobioplastiche e FederBio, nato con l’obiettivo di diffondere e consolidare l’utilizzo delle pacciamature biodegradabili come risposta importante ai problemi di fine vita dei film plastici tradizionali.

Il largo impiego di plastiche tradizionali può lasciare posto alle bioplastiche anche in diversi settori industriali, e di spazio ce n’è anche in quello elettrico ed elettronico dove molte grandi industrie stanno sostituendo le componenti plastiche dei loro prodotti con plastiche biologiche.

Anche in medicina alcuni tipi di bioplastica possono essere utilizzati con molte più garanzie di compatibilità con il corpo umano, in particolare in ambito chirurgico.
Da non sottovalutare inoltre la sostituzione dei giocattoli di plastica tradizionale con bioplastica che porterebbe dei vantaggi notevoli in termini di sicurezza per la salute dei bambini.

La maggior parte delle materie bioplastiche derivano da piante e l’utilizzo su larga scala di manufatti realizzati con queste sostanze permetterebbe lo sviluppo di un settore economico potenzialmente floridissimo.

 

Un mercato in crescita nel segno dell’economia circolare

La crescita del numero di imprese presenti nel settore è risultata costante negli ultimi anni, da 143 operatori del 2012 ai 252 del 2018. Considerando i potenziali nuovi entranti – lo studio Plastic Consult individua una cinquantina circa di imprese di prima trasformazione che ha effettuato test e prove sull’impiego di polimeri compostabili nel corso del 2018 – è ragionevole prevedere un progressivo incremento del numero di imprese attive nel settore anche nei prossimi anni.

Il settore dei materiali plastici compostabili conferma dunque una fortissima dinamicità con imprese che continuano a crescere ed investire in forza lavoro qualificata, macchinari e impianti all’avanguardia, ma anche in applicazioni innovative nei diversi settori.
Per l’evoluzione dell’intero comparto fanno inoltre ben sperare il fermento di un mercato fortemente motivato dalla necessità di ridurre l’inquinamento da plastica di suolo, fiumi e mari.

I prodotti da fonte rinnovabile rispondono all’economia circolare utilizzando materie prime del territorio, recuperando scarti da filiere, migliorando l’impatto ambientale.

Nel futuro le aziende solo attraverso innovazione e digitalizzazione potranno tenere il passo e trarre beneficio dal paradigma della sostenibilità e dell’economa circolare.

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