Cosa vuol dire essere Team Leader, oggi

10 Lug 19

“Guidare la gestione del cambiamento organizzativo con una visione più aperta, contrassegnata da maggiore libertà operativa per i dipendenti e maggiore semplificazione dell’ambiente lavorativo. Il compito di Ceo e Top Manager, sulla strada di un’azienda ridisegnata in alcune componenti strategiche per vincere la sfida della trasformazione in atto – digitale e non solo – passa attraverso due elementi: autonomia e collaborazione”. È quanto emerge da una recente ricerca di un network internazionale attivo nel campo dell’executive coach pubblicata da Il Sole 24 Ore.

Siamo entrati in un’era di grande complessità e le organizzazioni, per rimanere concorrenziali, devono affrontare ogni giorno i cambiamenti richiesti dal mercato. Questi cambiamenti richiedono un impegno notevole, non solo dal punto di vista organizzativo ed economico, ma anche nel far sì che la sfida venga compresa ed accettata da parte del capitale aziendale più importante: i collaboratori.

Come coinvolgerli? Come favorire la loro crescita? Come incentivare il lavoro di squadra? Come motivarli? Quali sono, in pratica, i requisiti indispensabili, le skills imprescindibili che un Manager deve possedere per essere, prima di tutto, un Team Leader?

 

 

1. Leadership – Emotività e razionalità

Cuore e cervello – emotività e razionalità: integrare le emozioni al pensiero razionale al fine di prendere decisioni ottimali. Per un leader sviluppare le competenze di Intelligenza Emotiva risulta essenziale perché le emozioni guidano le persone e le persone ottengono performance. Essere un buon Leader aziendale non significa far progredire se stessi, ma far progredire il proprio team. Su queste premesse si comprende facilmente quanto l’Intelligenza Emotiva sia una competenza chiave di un Leader chiamato quotidianamente a prendere decisioni ottimali, a influenzare positivamente i propri collaboratori e a praticare la capacità di visione rispetto ai cambiamenti e al futuro.

Ecco quindi come la gestione delle risorse umane focalizzata principalmente su benessere organizzativo, sviluppo, formazione, motivazione, clima aziendale, sia uno strumento gestionale particolarmente incisivo; uno strumento però che non può essere avulso alla gestione aziendale quotidiana, ma piuttosto una parte in sinergia con tutti i meccanismi e processi di management, in ottica di integrazione e condivisione.

 

2. Management – Delega, autonomia e condivisione

Nella gestione dei collaboratori il processo di gestione della delega risulta centrale.
È essenziale però che la delega non sia meramente operativa (delego compiti, attività, task ben delimitati), ma che implichi un trasferimento di autorità e responsabilità. È importante che la delega sia fattiva e non solo formale, che sia continuativa e non sporadica o altalenante, e che sia realmente vissuta dal responsabile come strumento di gestione e non come una minaccia del proprio ruolo in azienda. Quindi l’azienda deve mettere in atto un sistema trasparente di delega, facendo leva su un team di responsabili che vivano appieno ed in modo completo il proprio ruolo. E affinché i profili intermedi siano dei buoni leader, capaci di valorizzare i propri collaboratori e raggiungere gli obiettivi di team ed interfacciarsi adeguatamente con la Direzione, rimane sempre fondamentale la formazione focalizzata su tecniche di comunicazione efficace, di gestione del gruppo, leadership e decision making.

Diventa fondamentale per l’azienda avere un’organizzazione interna chiara e ben definita e non solo sulla carta. Le responsabilità devono essere reali e le persone vanno educate a prendersi le proprie, a tutti i livelli. In questo senso l’organigramma e mansionario non sono solo esercizi di stile ma documenti che offrono chiarezza e trasparenza, e che permettano a tutti di dare il proprio massimo contributo in azienda.

 

3. Motivazione – Impegno e responsabilità

Come far sì che i collaboratori assumano come propri, con impegno e responsabilità, gli obiettivi dell’azienda?
La risposta è, almeno apparentemente, molto semplice: facendo in modo che gli obiettivi delle organizzazioni siano condivisi dalle persone, tutte le persone, che le compongono.
Ma il modo migliore per motivare i collaboratori è permettere loro di lavorare a qualcosa in cui si sentano realmente partecipi e co-creatori, altrimenti la motivazione verso un obiettivo estrinseco, quale l’incentivo economico o la promozione, non è, da sola, sufficiente a migliorare le prestazioni.

 

4. Obiettivi – Vision aziendale

Mission e Vision sono due concetti chiave: il perché un’azienda esiste e la meta futura a cui aspira costituiscono il vero motore che spinge imprenditori e manager a sfidare quotidianamente il mercato. È indispensabile, quindi, che anche i loro collaboratori non solo siano consapevoli del percorso che l’azienda ha intrapreso e dei valori in esso insiti ma, soprattutto, ne siano artefici. Essere un buon team leader significa quindi saper trasmettere, comunicare e coinvolgere le persone con questi valori.

Per farlo ci viene in aiuto, ad esempio, la BSC (Balanced Scorecard). Una tecnica manageriale, sviluppata da Robert Kaplam e David Norton, che facilita il processo di traduzione della strategia in azione, in veri e propri obiettivi individuali e di squadra. Attraverso un processo top-down, misura le performance di tutti gli attori coinvolti nel processo aziendale e riorganizza le attività di tutte le parti attorno ad una comune comprensione degli obiettivi dell’impresa.
È importante che gli obiettivi siano correlati con la strategia aziendale, affinché tutti guardino alla stessa direzione e le forze vengano investite nelle attività che l’azienda ritiene di alto valore aggiunto. Da un lato l’azienda si garantisce collaboratori orientati verso la stessa direzione e dall’altra persone coinvolte, consapevoli del valore del loro lavoro e, quindi più motivate anche ad essere creative, a cercare soluzioni ai problemi e a proporre azioni migliorative.

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